Uno sguardo di insieme agli ambienti di apprendimento innovativi

24/04/18
di Giusi Cannella

La ricerca educativa ha evidenziato come esistano stili di apprendimento diversi e come modalità di apprendimento efficaci e finalizzate allo sviluppo di competenze prevedano il coinvolgimento attivo dello studente. Dal punto di vista della qualità dei processi di insegnamento e di apprendimento la maggioranza degli edifici scolastici attualmente in uso non garantisce ambienti efficaci perché progettati e costruiti per un’idea di scuola che è in buona parte superata. La metafora dello spazio come “terzo insegnante”, coniata da Loris Malaguzzi, rende bene il ruolo dell’ambiente nel sistema-scuola. Non si tratta solo di un ruolo funzionale – rendere possibili determinate attività – ma anche di rappresentare il modo in cui tali attività possono essere svolte, il senso che le funzioni da espletare hanno per i soggetti coinvolti.

La società industriale ha promosso una struttura di edificio scolastico che non è stata mai più messa in discussione nei suoi aspetti funzionali e simbolici. Un modello metodologico trasmissivo richiede semplicemente uno spazio “fisso” strutturato con cattedre e banchi fissi ma un quadro metodologico che contempla un mix di approcci e strategie didattiche centrate sullo studente richiede un diverso modo di rapportarsi all’ambiente. Le caratteristiche dell’ambiente non sono più rigidamente stabilite a priori ma determinate dal tipo di attività che si intende svolgervi. E poiché le attività sono diversificate anche l’ambiente deve prevedere zone di lavoro e strumenti diversi.

L’evidenza delle differenze negli stili di apprendimento degli studenti ha messo definitivamente in crisi il modello di istruzione che prevede stesse modalità e stessi tempi di apprendimento per tutta la classe. Il superamento degli ambiti disciplinari visti come compartimenti stagno ha aperto la strada a nuove tipologie di percorsi didattici basati su progetti e sulla risoluzione di problemi in contesti complessi. Tutto questo ha evidenziato la necessità di metodologie didattiche centrate sullo studente che possono essere attuate solo in ambienti flessibili e ottimizzati per una didattica attiva ed esperienziale e per attività cooperative o collaborative.

I lavori dell’OCSE (progetto ILE - Innovative Learning Environments), della Commissione europea (in particolare il progetto Creative Classroom del Joint Research Centre, Institute for Prospective Technological Studies) e di European Schoolnet (il progetto «iTEC» e l’iniziativa «Future Classroom Lab») hanno sostenuto studi e progetti sperimentali volti a indagare nuovi modelli di spazi di aggregazione che superassero il tradizionale concetto di aula per definire le caratteristiche di un nuovo ambiente di apprendimento per la scuola. Alla base del progetto Creative Classroom c’è un approccio multiprospettico all’apprendimento che prevede otto dimensioni interconnesse tra loro all’interno dell’ambiente di apprendimento: Contenuti e Curricolo, Valutazione, Pratiche didattiche di insegnamento/apprendimento, Organizzazione, Leadership, Connettività e Infrastrutture tecnologiche.

La Future Classroom Lab, si presenta come un laboratorio dove creare e interagire, uno spazio tecnologicamente attrezzato per permettere agli studenti di sperimentare e misurarsi con contenuti e strumenti sempre nuovi e diversi; presentare, per confrontarsi o per raccontare gli esiti di attività di ricerca individuali o collaborative con il supporto di strumenti di presentazione; nella Future Classroom Lab non manca uno spazio per fare attività che mettono in campo abilità investigative (investigare) attraverso strumenti che permettono allo studente di connettersi con il mondo reale o di utilizzare una vasta gamma di media per condurre esperimenti scientifici utilizzando piccoli robot e incoraggiare anche progetti interdisciplinari. In uno spazio così fatto non mancano spazi dedicati alla condivisione (scambiare) o ad attività che hanno come obiettivo quello di sviluppare competenze individuali attraverso lo studio e la riflessione personale (sviluppare). Lo spazio per lo scambio sarà caratterizzato da momenti collaborativi dove il lavoro tra pari e il brainstorming costituiscono le attività principali. Il progetto di Future Classroom Lab parte quindi da una riflessione sulla necessità di ripensare il processo di insegnamento-apprendimento che approda ad un cambiamento degli spazi, dove questi processi hanno luogo.

In Italia i primi segnali di un cambiamento nel processo di riflessione sulla funzione degli spazi scolastici è stato avviato con una ricerca di tipo osservativo condotta da Indire [Quando lo spazio insegna] nel 2012. La ricerca ha poi supportato l’attività di progettazione delle Nuove Linee Guida per l’Edilizia scolastica pubblicate dal MIUR nel 2013. E nell’attesa delle specifiche tecniche, diverse scuole si sono comunque cimentate nell’avviare percorsi di riflessione sul rapporto tra spazio e apprendimento e hanno cominciato ad esplorare nuove modalità di uso dello spazio nonostante i limiti strutturali dovuti all’impossibilità di cambiare in maniera incisiva gli spazi della scuola.


Nelle Linee Guida sono descritti cinque spazi paradigmatici identificati come modelli significativi di ambienti di apprendimento, basati su una logica di tipo “prestazionale” che li rende versatili rispetto agli obiettivi di apprendimento purché si utilizzino arredi mobili, confortevoli, in grado di supportare attività didattiche differenziate, spesso accompagnate dall’utilizzo di tecnologie digitali in Rete. Spazio Agorà, Spazio Classe, Spazio Laboratoriale, Spazio Individuale e Spazio Informale, descritti nelle Linee Guida dell’Edilizia, costituiscono dei micro ambienti e rappresentano l’alternativa al modello tradizionale. L’obiettivo è quello di avviare un processo di cambiamento ad un livello intermedio prima di arrivare a costruire scuole senza classi o con spazi così poco connotati da renderli modificabili a semplice richiesta degli utenti, studenti e docenti. Queste riflessioni poi sono state ulteriormente sviluppate e rappresentate simbolicamente nel Manifesto degli Spazi educativi che Indire ha realizzato e che rappresenta un punto di arrivo rispetto alle prime riflessioni sulla necessità di ripensare gli spazi, ma anche un punto di partenza poiché ha dato la possibilità a Indire di farsi promotore e driver del cambiamento per molte scuole del territorio nazionale che da qualche anno hanno avviato un processo di rinnovamento didattico ma anche organizzativo e hanno trovato nel Manifesto degli Spazi un valido principio ispiratore.