Il paradigma dello sviluppo sostenibile nella didattica

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«L'uomo si è lasciato alle spalle la grandezza e la perfezione. Riesce a pensare tra sé e sé che in fondo in fondo, non gli manca nulla. Infatti: la casa è riscaldata, il frigorifero è pieno, la bottiglia di vino è a sua disposizione e nel giro di un paio di settimane andrà in vacanza; quindi: perché sforzarsi e cercare di raggiungere quelle vette di valori irraggiungibile e troppo elevate quando in fondo qui sotto si sta già discretamente bene?» 
(Achenbach1, 2006).



La percezione dei recenti rischi globali2 di natura sociale, economica e ambientale di cui prendiamo quotidianamente sempre maggior consapevolezza, ci spingono a interrogarci su come è riscaldata la nostra casa, sulla provenienza di ciò che è nel nostro frigorifero, su dove andrà smaltita la bottiglia di vino e da quale parte del mondo proviene, su chi ha raccolto l’uva e in quali condizioni di lavoro, se l’uva è veramente uva e quante risorse della terra consumeremo per le nostre vacanze. Ora c'è un modo per misurare la nostra impronta ecologica3 sulla terra in relazione ai nostri comportamenti riguardo il cibo, la casa, la mobilità i beni e i servizi.

Cos’è lo sviluppo sostenibile

L'impronta ecologica è necessaria in una visione sostenibile perché proprio la definizione di sostenibilità affermatesi nel 1987 dal Rapporto Brundtland ‘Our common future tiene conto oltre ai nostri bisogni anche quelli delle generazioni future «il soddisfacimento dei bisogni della presente generazione senza compromettere le generazioni future di soddisfare i propri».
Questa attenzione e successivamente l’attribuzione di un vero e proprio “diritto soggettivo in capo a persone non nate"4, delineato durante la conferenza _Earth Summit _delle Nazioni Unite a Rio di Janeiro negli anni '90 ribadisce il concetto di giustizia intergenerazionale, basata sul diritto alla conservazione delle risorse naturali da parte delle generazioni attuali, un diritto posto in capo a soggetti non ancora nati (Giovannini, Utopia Sostenibile Laterza 2018, p.30). 
Il Rapporto Brundtland, che prende il nome dalla prima ministra del governo norvegese, si conclude con le seguente parole: «In ultima analisi, (serve) promuovere la comprensione comune e spirito comune di responsabilità così chiaramente necessario in un mondo diviso». 
L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è portatrice di un cambiamento di paradigma che ha una fondamentale influenza sulla scuola. Questo accordo - che ha carattere di universalità ed è stato firmato da tutti i paesi dell’ONU il 25 settembre 2015 prevede il raggiungimento di 17 goals o obiettivi dell’Agenda. È stato il punto di arrivo di un lungo percorso a ostacoli e di trattative diplomatiche che si sono succedute dal 1972 in poi5.
L’Agenda 2030 è una risposta ai vari appelli che richiamano l’urgenza di prendere misure contro l’evidente insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo dell’umanità su questo pianeta (secondo Appello 15.000 World Scientifics’ Warning to Humanity del 2017 Giovannini, 2018).

Se il tema dello sviluppo sostenibile si è diffuso in relazione ai problemi di natura ambientale, non va riferito solo a questi. Lo sviluppo sostenibile si basa su quattro pilastri: l’economia, la società, l’ambiente (i tre ambiti già individuati dal Brundtland) al quale si aggiunge la dimensione delle istituzioni - ovvero della governance
Per sostenibilità economica si intende la capacità di generare reddito e lavoro per tutti. Per sostenibilità ambientale si intende la capacità di mantenere le risorse naturali, curandole. Per sostenibilità sociale si intende la capacità di garantire condizioni di benessere tra cui la sicurezza, la salute, l’istruzione, la democrazia, la partecipazione e la giustizia distribuita tra generi e classi sociali. La governance, infine, è la volontà politica e istituzionale di realizzare lo sviluppo sostenibile. 
In Italia il riferimento per lo sviluppo sostenibile è l’Asvis, l’Alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile alla quale aderiscono oggi più di 180 soggetti della società civile tra cui l’Indire.

L’AsVis - L’Alleanza per lo sviluppo sostenibile

Il portavoce dell’Asvis, l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile, Enrico Giovannini, attraverso la sua autorevole esperienza è riuscito ad aggregare gli interessi di molti enti che hanno aderito a un’idea di fondo ben espressa da Bauman: “Noi altri” e non più “io ...e gli altri”. All’Asvis possono aderire tutti gli enti ed associazioni che condividono gli scopi dell’Alleanza e decisi a intraprendere azioni (il goal 17) per il cambiamento. L’Asvis pubblica ogni anno un Rapporto sul raggiungimento degli obiettivi nel nostro Paese attraverso degli indicatori che fanno capire dove si posiziona l’Italia e gli sforzi che fa il paese per raggiungere tutti gli obiettivi dell’Agenda 2030. Di fondamentale importanza è capire che gli obiettivi sono tra loro integrati e non basta il raggiungimento solo di alcuni per lo sviluppo sostenibile.

La formazione dei neoassunti con la metodologia dell’analisi visuale

L’impegno dell’Asvis nella scuola ha portato all’adozione di un protocollo di intesa con MIUR con il quale sono state previste numerose azioni tra cui i laboratori di educazione allo sviluppo sostenibile per tutti i docenti in anno di formazione e prova quest’anno. Le autrici, in qualità di esperte formatrici in alcuni di questi laboratori svoltisi in Toscana nelle città di Lucca, Pisa, Livorno, Firenze, Piombino, Pontedera, Empoli, Viareggio, Castelnuovo di Garfagnana e Barga, hanno sostenuto la diffusione di questi temi utilizzando la metodologia dell’analisi visuale, tipicamente una metodologia di matrice antropologica-sociologica che è ‘fondata sulla potenzialità che derivano dalle caratteristiche degli immagini’ (Faccioli, Losacco 2010). La metodologia dell’analisi visuale, ad oggi limitatamente diffusa come metodologia applicata alla didattica, è articolata nelle fasi di Photo Elicitation e Native Image Making. Attraverso queste fasi l’obiettivo è stato quello di favorire l’introduzione di uno o più goals dell’Agenda 2030 nella didattica di ciascun docente. L’applicazione di questa metodologia in questo caso non voleva tanto indagare un fenomeno sociale, ma piuttosto supportare un nuovo modo di innescare una riflessione da parte dei docenti, spostare il loro punto di vista partendo dalle immagini per poi guidarli a ricollegarlo al loro contesto educativo. La tematica dello sviluppo sostenibile, per le sue caratteristiche di ampiezza e di bisogno di applicazione concreta, ci ha spinto ad utilizzare una metodologia che facesse emergere uno sguardo sperimentale, contemporaneo, umile ma potente sulla propria disciplina prima per avvicinare e poi per avviare alla comprensione di questi temi6. Questa metodologia favorisce la presa in carico della tematica non solo dal punto di vista cognitivo ma anche empatico, attraverso prima la scelta e poi la produzione di un'immagine.

È indubbio che molti argomenti trattati dai goals sono da tempo oggetto di lavoro nella nostra scuola, ma la loro presa in carico all’interno dell’Agenda 2030, richiede uno sguardo nuovo e integrato. L’immagine scelta o prodotta dai docenti era libera di avere per ciascuno sguardo un significato diverso. La metodologia dell’analisi visuale basandosi sulla polisemia delle immagini, apre ad infinite possibilità interpretative, che fanno emergere sorprendentemente una conoscenza più approfondita e personale della tematiche grazie anche alla didascalia che ci rivela l'intenzione di lettura dell'immagine. L’approccio dell’analisi visuale è risultato particolarmente adeguato all’obiettivo dei laboratori di tre ore, che si caratterizzano per la finalità di volere e dovere rappresentare un momento di formazione oltre che di “stimolo culturale”.
In questo senso abbiamo sfruttato le potenzialità di questo metodo per fare leva sulle tre capacità di sviluppo fondamentali dell’apprendimento secondo la teoria sistemica di Senge7:

  • incoraggiare l’aspirazione,
  • sviluppare la conversazione riflessiva,
  • la comprensione delle complessità (Senge, 1999), tutti aspetti che riteniamo fondamentali per approcciare lo sviluppo sostenibile. 

Di seguito abbiamo alcune immagini con didascalia prodotte dai docenti in formazione in relazione ai 17 Goal, durante la fase di Native Image Makingalla quale è seguita la progettazione didattica di una unità didattica. La restituzione completa dell’esperienza di ricerca-formazione sarà oggetto di una specifica pubblicazione di ricerca nel prossimo futuro. 

Obiettivo 3: Salute e benessere

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“..A volte si percepisce l’importanza di un qualcosa che abbiamo solo dopo averla persa…” La foto è per introdurre il concetto sull’importanza di fare movimento per il mantenimento dell’armonia sia strutturale che funzionale del nostro organismo. Il pianoforte può sembrare apparentemente fuori luogo, ma è visto in una chiave di fermo-immagine emotiva di richiamo al concetto di perdita possibile di un qualcosa che dà benessere. 
Elaborato di: Monica Raffanti; Damiano Orsi; Nicola Carnicelli; Maurizio Giannotti; Alessia Bucchi; Valeria Pavia.

Obiettivo 5: Parità di genere

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Abbiamo scelto la parità di genere perché ci sembra tra gli snodi più significativi nel complesso delle problematiche legate allo sviluppo sostenibile; in particolare perché ad esso si lega la questione della giustizia sociale e, a cascata, delle pari opportunità. In un mondo che cambia è necessario rivedere stereotipi e modelli che impediscono una reale evoluzione della percezione del proprio ruolo da parte dell'individuo in una società globale. 
Elaborato di: Mario Cittadini, Andrea Angius, Andrea Menconi, Angela Lunelio.

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Ho scelto questa foto per due motivi: il primo è che mi sembra sintetizzi molto bene la disputa che ha sempre percorso la storia del femminismo tra egualitarismo, cioè le donne sono uguali agli uomini e deve essere difesa la loro uguaglianza, e il differenzialismo, per cui le donne sono diverse e, per certi versi, meglio degli uomini, e deve perciò essere valorizzata la loro differenza. L'interpretazione più diffusa di questa scultura , suffragata anche dalle parole della sua creatrice, è che rappresenti l'ingresso delle donne nel tempio (maschile) della finanza (rappresentato dal toro) senza paura: un'interpretazione quindi sulla falsariga dell'egualitarismo. Ma si potrebbe vedere anche in altro modo, seguendo invece il differenzialismo, cioè il simbolo di un diverso sguardo sul mondo, l'altro sguardo, quello di chi è senza potere, ma non ha paura di chi il potere lo detiene. L'idea cioè che essere donna significa anzitutto un modo particolare, in certi casi migliore, di essere esseri umani: il modo di chi, uomo o donna che sia, non ama il potere.
Elaborato di Lauramaria Santucci. 

Obiettivo 6: Acqua pulita e servizi igenico-sanitari

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Osservando l’edificio con quelle grondaie a forma di tromba ho percepito o provato ad immaginare il suono che avrebbe prodotto tale insolito “strumento musicale”, ecco che dalla foto sopra potrei maieuticamente chiedere ai miei alunni quale sensazioni potrebbero scaturire a partire dai colori, dalla forma e dalle strutture. Arrivando euristicamente a delle conclusioni potremmo iniziare a parlare dell’importanza dell’acqua per la qualità della nostra vita e che ogni volta che essa scende dal cielo dovremmo ricordarci della sua funzionalità vitale quale dono prezioso, quale miglior mezzo se non veicolare questo attraverso una dimensione estetica sonora? 
Elaborato di Tommaso Guidi. 

Obiettivo 8: Lavoro dignitoso e crescita economica

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Il lavoro (precario): un rischio da correre, per forza! Conoscere le trasformazioni del lavoro dalla società industriale a quella post-industriale; contestualizzare autori e concetti della filosofia e della sociologia contemporanea; cogliere i diversi modi di intendere individuo e società.
Elaborato di Andrea Salvoni.

Obiettivo 11: Città e comunità sostenibili

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È stata scelta questa immagine perché molto evocativa e aperta a più di una interpretazione. In lontananza si intravede un centro abitato, industrializzato (si intravedono delle ciminiere sulla destra) e probabilmente popolato dai rumori di ogni città, dal traffico delle automobili, al rumore dell’insediamento produttivo. Chi osserva l’istallazione in primo piano si trova in un luogo diverso, isolato, su una collinetta verde, in periferia. E’ qui, lontano dal rumore assordante, che possiamo metterci in ascolto del nostro pianeta, di tutti quei piccoli suoni e rumori che ci riconciliano con la Natura dalla quale tutti noi proveniamo, anche se spesso lo abbiamo dimenticato. Qui l’uomo, minuscolo essere che sta con i piedi per terra, si mette in ascolto dell’infinito universo che si apre sopra di lui, e invece di perdersi si ritrova. L’immagine può però anche essere letta in senso inverso, senza cambiare significato: l’uomo può far sentire la propria piccola voce a tutto il creato. Questo “corno austico” rappresenta il concetto del “disporsi all’ascolto”, elemento fondamentale affinché essere umano e natura possono reciprocamente dialogare. Per rendere il concetto più accattivante ai ragazzi, è stato scelto il titolo “Noisesbusters”, “Gli acchiapparumori”, modellato sul titolo del famoso film “Ghostbuster”; per gli alunni l’oggetto della foto può essere semplicemente un fantasioso mezzo per scovare i rumori, acchiapparli e imparare a dissolverli nel silenzio.
Elaborato di Maria Luisa Pepi.

Obiettivo 14: Vita Sott'acqua

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L’immagine è stata da me scattata e scelta per il legame che da sempre esiste fra l’uomo ed il mare. La foto è in bianco e nero volutamente per indicare un legame che da qualche tempo è sempre più sbiadito per la poca attenzione che l’uomo dà al mare, alla vita che contiene e all’importanza che riveste nei cicli biologici.
Elaborato di Irene Tarantino.

Se consideriamo l’educazione, l’istruzione come “un servizio e il valore aggiunto di un servizio deriva dal cambiamento che la fruizione che tale servizio produce nel consumatore” (Giovannini, 2018) i neoassunti, insieme a tutta la scuola italiana dovranno rimboccarsi le maniche con grande coraggio, per offrire un servizio che integri i 17 obiettivi dell’Agenda 2030. Oltre al servizio che rispecchia una visione aziendalistica della scuola (debiti, crediti, monitoraggio, valutazione, Dirigente Scolastico, ecc.), la scuola dovrà necessariamente incontrare anche l'idea di valore e di creazione di valore. In questo lo sviluppo sostenibile può integrare bene i tasselli mancanti di una visione prettamente economica dell'educazione che si compone oltre che dell'economia anche degli altri tre pilastri dello sviluppo sostenibile: società, ambiente e governace.

Lo sviluppo sostenibile, può in questo senso dare vitalità ed equità combattendo il fallimento formativo, la povertà educativa e la dispersione scolastica, il più grande problema del sistema di istruzione del nostro Paese (Rapporto a cura di Rossi-Doria). 

Segnalazione

Si è appena concluso il Festival dello sviluppo sostenibile, un evento distribuito su tutto il territorio italiano, che ha proposto numerosi eventi in molte città.

 

 

Bibliografia e sitografia essenziale



1Achenbach è fondatore della consulenza filosofica
Per una applicazione della consulenza filosofica scuola vedi de Maurissens I. (2012) Consulenza filosofica a scuola: un “panino filosofico” per gli studenti (e non solo) 
2Global Risk Landscape - World Economic Forum 
3'impronta ecologica è un indicatore che misura il consumo da parte degli esseri umani delle risorse naturali che produce la Terra 
4Delineato durante la conferenza Earth Summit delle Nazioni Unite a Rio di Janeiro del 1990, ribadendo il concetto di giustizia intergenerazionale in de Maurissens I., Pettenati, MC, Le madri turbolenti per lo sviluppo sostenibile tra parco e scuola in La cesta dei tesori blog, la parola agli esperti, 2018
5Conferenza di Stoccolma sull’ Ambiente umano (ONU)
6L’analisi visuale incoraggia e supporta le sperimentazioni, facendo emergere le "prassi scontate ed evidenti» che non emergono con metodologie più tradizionali e nello stesso tempo favorisce la reflexivity, vale a dire il principio secondo il quale la narrazione della sperimentazione dell’analisi visuale fa parte della ricerca stessa" (Harper, 2012, p. 39)
7Senge, P. (2006) La quinta disciplina, Sperling & Kupfer