Interviste a docenti in formazione

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Nel corso di questo anno di prova che sta volgendo al termine, abbiamo avuto contatti con numerosi docenti attraverso i vari canali a disposizione. Sempre le loro voci ci sono parse ricche di significato e utili a comprendere come migliorare il percorso. Riportiamo qui le testimonianze di due docenti, a cui abbiamo rivolto alcune domande e chiesto di raccontarci le loro impressioni sull’esperienza fatta evidenziando i punti di forza e di debolezza da loro percepiti. Queste testimonianze rappresentano per noi il seme del dialogo continuo da mantenere con i docenti per rafforzare il significato di questo percorso e migliorarlo progressivamente. 

Silvia è una docente che insegna Educazione tecnica in una scuola secondaria di primo grado della provincia di Livorno. L’assunzione in ruolo per Silvia è arrivata dopo 10 anni di carriera, anni in cui ha insegnato nella scuola in cui ha svolto l’anno di prova. Silvia prima di insegnare ha svolto la professione di architetto, per poi cambiare carriera: “quando insegno sto bene, sono contenta, sono felice di fare questo lavoro. Ho scelto di fare questo mestiere con estrema convinzione, non è stato un ripiego ma una scelta consapevole. Dopo aver insegnato tanti anni e dopo aver fatto altri lavori posso affermare che l’insegnamento è il lavoro che voglio fare nella vita”.

Massimo è invece laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni e insegna Informatica nella secondaria di secondo grado a Napoli, da circa 7 anni. Anche Massimo ha scelto di insegnare dopo altre esperienze professionali, Massimo aveva lavorato “in ambito prevalentemente universitario con attività di ricerca e borse di studio”, e in seguito ad “una supplenza e dopo il primo anno di insegnamento, ha “scelto consapevolmente questo mestiere”.

Puoi dirmi delle impressioni personali sul tuo anno di formazione?
Massimo: ho un’opinione positiva. I laboratori in presenza sono stati ben organizzati, così come gli incontri iniziali e finali, soprattutto nel primo è stata fatta una presentazione fornita proprio dall’USR che ha spiegato bene, quello che poi è evidenziato anche nel percorso della piattaforma. È stato tutto molto chiaro.
Silvia: io mi sono impegnata e ho fatto quello che faccio sempre. Rispetto alle cose che faccio abitualmente c’è il discorso della piattaforma, del compilare cose, del rendere leggibile quello che faccio sempre. Io non mi sono allontanata da quello che ogni anno faccio per il mio lavoro ovvero progetti, collaborazioni con i colleghi. 

Ti è stata chiara la distinzione tra le attività da fare in presenza e quelle da svolgere online? 
Massimo: il percorso che si deve fare è ben evidenziato, non la solita cosa dove non si capisce cosa si deve fare e le informazioni vanno pescate qua e là. Nel sito c’è un percorso obbligato per tappe che dice in modo chiaro cosa si deve fare secondo una certa sequenza. Personalmente l’ho trovata molto chiara.
Silvia: per me è stato tutto chiaro, non ho avuto bisogno di un aiuto esterno. È stato tutto molto chiaro anche perché l’incontro iniziale è stato molto produttivo. È venuta la preside della scuola polo di ambito e altri esperti e ci hanno spiegato tutto nei dettagli, è stata davvero una buona introduzione. Con la piattaforma non ho avuto alcun tipo di problema. Ho lavorato tranquillamente, ci sono tante cose da riempire ma tecnicamente non ho avuto delle difficoltà.

Come è stato il rapporto con il tuo tutor?
Massimo: il mio tutor insegna matematica, materia affine alla mia e abbiamo avuto un rapporto di scambio e di stimolo molto utile.
Silvia: il fatto di avere il tutor in classe l’ho visto come un valore aggiunto e anzi mi è servito. Mi è piaciuto molto il tipo di lavoro che ho fatto con il mio tutor e abbiamo fatto più ore di tutoraggio. Il tutor è venuto in classe almeno il doppio delle ore previste, per portare avanti un progetto che stiamo sviluppando.

Hai trovato alcune cose più interessanti di altre o alcune più noiose?
Silvia: alcune noiose sì, molto utili le competenze e tutta la parte di autoanalisi che viene richiesta. A mio avviso potrebbe essere fatto tutto in modo più breve. Troppe domande, troppo lungo il questionario e poi il problema dei 2500 caratteri….. 
In che senso …
Il numero massimo dei caratteri era 2500, so che era il massimo ma vedere tutti quegli spazi vuoti così grandi da riempire è una roba che lì per lì quando ti trovi davanti …. Ti dirò ancora non ho inviato le competenze iniziali! L’ho fatte da mesi e per paura, una paura irrazionale, non le ho ancora inviate. Periodicamente ci torno sopra per rileggerle e questo non è normale. (…) le Attività Didattiche sono fatte un po’ diversamente rispetto a quelle che si fanno di solito a scuola. In genere le unità didattiche (a scuola) sono più schematiche, più immediate, più semplici di quelle presenti sulla piattaforma che sono molto lunghe da riempire. A mio avviso sarebbe interessante anche far vedere cosa si fa in classe oltre che a livello compositivo. È tutto molto discorsivo, cosa che nella realtà un'unità didattica è molto più schematica e più pratica. Questa riflessione non è solo mia, ma parlando con i colleghi è venuta fuori questa criticità e sia io che i colleghi allegheremo l’unità didattica come la strutturiamo abitualmente, ovvero attraverso gli obiettivi e le competenze che il bambino deve avere. Ho trovato la parte delle attività didattiche nell’ambiente online troppo discorsiva. La motivazione che ti spinge ad affrontare un’unità didattica sono le competenze che vuoi far acquisire al bambino, detto in parole poverissime sono gli obiettivi che tu vuoi ottenere. Io sono un tecnico, inoltre, sono molto sintetica in tutto e quindi quando faccio una cosa è quella, la faccio e basta; comprendo che questa cosa però a qualcuno serve magari con un indirizzo diverso dal mio.

Massimo: ho trovato utili due cose. La prima indubbiamente sono stati i laboratori che abbiamo seguito presso la scuola polo; sono stati molto utili perché sono stati diretti, concreti e immediati. Alcuni laboratori sono risultati davvero utili, in particolare per alcune attività eseguite all’interno degli stessi laboratori. Ho avuto modo di proporli anche in classe. I laboratori tenuti da docenti sono stati particolarmente utili perché sono intervenuti su quelli che sono i bisogni reali del docente.
È stato molto interessante anche il peer to peer e in particolare la mia osservazione del docente tutor. Sono stato osservato anche dal mio Dirigente, la cosa non mi ha creato minimamente imbarazzo e non l’ho vissuta come un “esame”. Non insegno da molto tempo però quello che può accadere, dopo alcuni anni di insegnamento, è che si può dare per scontato un sacco di cose. Vedere come svolge l’insegnamento un collega è molto formativo. Ti dà modo di vedere la classe da un altro punto di vista e puoi osservare come un altro collega gestisce la lezione o eventuali conflitti; questo a mio avviso è molto importante. Tutto l’anno di prova è stato un momento di riflessione molto importante per me e per il mio lavoro. Il rapporto con il tutor è stato davvero utile anche se di un’altra disciplina, è stato uno scambio molto stimolante per entrambi. Non siamo entrati nel merito della disciplina (anche perché diversa) ma nel cuore delle metodologie didattiche. Con il tutor ho avuto degli scambi di vedute molto importanti perché spesso nella scuola questo momento di condivisione non c’è, nel senso che ci si chiude in classe e in classe si è da soli, mentre il resto del mondo è fuori. In realtà non è così, se non altro le decisioni vengono prese dal consiglio di classe, un organo collegiale appunto…secondo me questo momento collegiale non ci dovrebbe essere solo per le cose burocratiche (e dovrebbe proseguire per l’intera carriera.

Quali canali hai utilizzato per reperire informazioni relative all’anno si prova?__
Massimo: mi sono confrontato con gli altri colleghi che stanno facendo lo stesso mio percorso e con il tutor.
Silvia: i laboratori e soprattutto gli incontri iniziali e quelli finali sono stati utilissimi e ben fatti. La cosa che mi è piaciuta molto del taglio che gli hanno dato è che quando ci sono tante cose da fare, c’è bisogno di informazioni precise, dettagliate e sintetiche. Quando devi affrontare un percorso lungo devi avere degli indirizzi ben precisi troppe parole, troppe spiegazioni, le cose troppo prolisse sono dispersive. All’ultimo incontro per esempio è accaduto un aneddoto che mi ha fatto sorridere. Ogni volta che apri la piattaforma ci sono cose da fare tipo scatola magica con questionari che si moltiplicano! La Dirigente della scuola polo di ambito ci ha fatto un elenco delle cose fatte e sulle quali non saremmo più dovuti tornare sopra, una lista delle cose a cui non dovevamo pensare più e questo ci ha reso molto più tranquilli. Il rendere tutto schematico ci ha agevolato non poco, almeno a me. Rendere le cose in maniera schematica ti dà modo di concentrarti su quello che è necessario. I laboratori in presenza sono stati utili, in particolare quelli tenuti dal personale qualificato e specializzato, ad esempio il corso sui BES è stato un bel corso e l’esperto che ha tenuto il corso era un’insegnante. È molto importante questa cosa ed è stato utile e interessante perché era un argomento attinente al mondo della scuola e al mondo dell’insegnante.
Ho preso tante informazioni da internet soprattutto ho letto articoli, ho parlato con i colleghi e qualche volta ho provato a cercare su Facebook (gruppo Neoassunti anno formazione e prova 2017/2018) ma non mi è piaciuto come sistema. Tra colleghi ci siamo aiutati tanto, siamo in quattro neoassunti nella mia scuola e ci siamo aiutati davvero tanto. Mi ha aiutato tanto anche il tutor che è stato utile sotto tutti i punti di vista, mi è stato di supporto su tutti i punti di vista, è stato veramente bravo e sono stata tanto fortunata.


Per entrambi i docenti con cui abbiamo parlato, diversi per disciplina di insegnamento, ordine di scuola è contesto, le attività previste per l’anno di prova hanno comportato un impegno notevole che si è sommato ai tanti oneri da affrontare nella routine quotidiana, tuttavia per entrambi questa esperienza ha rappresentato un’occasione di condivisione, di stimolo reciproco e di crescita con evidenti punti di forza e ma anche di debolezza. Il peer to peer si è dimostrato come un’occasione di confronto e di apprendimento reciproco molto importante. Vedere come insegna un collega, osservarlo all’opera ed essere osservati non solo non è stato motivo di imbarazzo ma anzi è stata vista come un’opportunità che ha fornito spunti utili e replicabili in classe. Sia Massimo sia Silvia hanno apprezzato le attività formative organizzate a livello territoriale, e si sono rivolti ai colleghi per reperire le informazioni. Il rapporto con il tutor si è rivelato per entrambi solidale ed empatico. Non abbiamo chiesto loro di entrare nel merito delle attività formative, anche se Silvia ci ha condiviso le sue perplessità in relazione alla strutturazione delle attività didattiche nell’ambiente, e il sovraccarico di fronte alla richiesta di riportare le riflessione e descrizioni delle attività tramite testi liberi invece che in modo schematico come invece è abituata. Un’osservazione, quest’ultima, fatta anche da altri e che risulterà utile per riflettere su come migliorare l’usabilità dell’ambiente di formazione.

I docenti con cui abbiamo informalmente parlato ci hanno riportato le loro esperienze, due casi particolari parte di un gruppo eterogeneo costituito dagli oltre 33.000 docenti neoassunti e con passaggio di ruolo nell’anno scolastico 2017/18. Il racconto della loro esperienza, come quella di tutti i docenti con cui abbiamo modo di confrontarci per quanto parziale è prezioso per noi perché contribuisce ad aumentare la conoscenza della realtà della formazione e dunque ci consente di adeguare sempre più il percorso ai bisogni dei docenti.