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Riflessioni sul percorso annuale FIT1

Renato Rovetta



Il 21 settembre u.s. il MIUR/DG per il personale scolastico ha pubblicato la Nota 41693 che ha inteso fornire prime e importanti indicazioni sul Percorso annuale FIT, in gran parte assai efficaci in ordine all’individuazione di “chi fa cosa”.

Restano forse ancora da esplorare due aspetti, il “progetto di ricerca-azione” e la funzione del Tutor, sui quali la Nota 41693 ripropone sostanzialmente il testo delle norme di riferimento, senza aggiungere ulteriori elementi di chiarimento o approfondimento.

Le presenti note intendono fornire alcune prime suggestioni operative alle scuole, assolutamente e consapevolmente non esaustive, in risposta alle numerose richieste di chiarimenti pervenute dalle scuole.

Il progetto di Ricerca Azione

a. La Ricerca-Azione (R-A): spunti dalla letteratura

“Si intende per ricerca-azione un modo di concepire la ricerca che si pone l'obiettivo non tanto di approfondire determinate conoscenze teoriche, ma di analizzare una pratica relativa ad un campo di esperienza (ad esempio, la pratica educativa) da parte di un attore sociale con lo scopo di introdurre, nella pratica stessa, dei cambiamenti migliorativi”. (Definizione di Ricerca azione da Wikipedia):

L’attività progettuale di ricerca-azione è, quindi, nel contesto scolastico, finalizzata a produrre cambiamenti migliorativi del processo di insegnamento-apprendimento.

Poiché la R-A si propone l’obiettivo di superare la distanza tra "teoria" e "pratica"

  • l'oggetto della ricerca è collocato nella situazione scolastica concreta e reale
  • l'insegnante è il ricercatore: concepisce, genera e svolge la ricerca

La R-A in letteratura è anche uno strumento per la riqualificazione professionale degli insegnanti, in quanto pratica RIFLESSIVA e CRITICA: gli strumenti e la procedura della R-A offrono all’insegnante la possibilità di esplorare la realtà in cui opera, di analizzare criticamente il proprio lavoro, di introdurre in esso dei cambiamenti sperimentando novità. Non si tratta di una riflessione astratta, puramente “teorica”, ma di una riflessione critica sul proprio agire e sugli effetti prodotti dalla propria azione, quindi su fatti concreti. Si tratta dunque di RIFLETTERE SULLE PROPRIE AZIONI, PER INTRODURRE CAMBIAMENTI, CHE PROVOCANO MIGLIORAMENTI.

La R-A è un PROGETTO, ma da non confondere con la progettazione didattica ordinaria che fa qualsiasi docente coscienzioso: è un PERCORSO DI LAVORO, per quanto minimo ma articolato in FASI, TEMPI e OBIETTIVI DA RAGGIUNGERE, al fine di assicurare sia sistematicità che obiettività nella riflessione e nella valutazione dei dati raccolti.

Secondo il modello di S. Kemmis, la R-A può comprendere fasi in un percorso a spirale di cicli, ricorsivo e potenzialmente infinito:

    0. RICOGNIZIONE: identificazione e formulazione del problema

  • Quali conoscenze/competenze voglio migliorare/approfondire? Perché?
  • Quali destinatari? Un’intera classe? Solo alcuni alunni? Ci sono problemi nella mia classe? C’è qualcosa che posso fare per risolverli? Come imparano o non imparano i miei alunni? Cosa posso fare per migliorare i loro apprendimenti?
  • Quali bisogni formativi?

    1. PIANIFICARE (suddividere il piano generale in diverse fasi d’azione)

  • Quali finalità e obiettivi di miglioramento?
  • Quali azioni/interventi?
  • In quali tempi?

    2. AGIRE

  • Messa in atto degli interventi previsti

    3. OSSERVARE/MONITORARE l’attuazione e i suoi effetti

  • Scelta delle strategie e degli strumenti da adottare (diario, portfolio, schede/griglie di osservazione, audio/video registrazioni, questionari, …) anche al fine della documentazione del percorso/processo e della sua successiva valutazione;

    4. RIFLETTERE/VALUTARE

  • Si sono verificati i cambiamenti o i miglioramenti previsti rispetto alla situazione iniziale? In caso contrario si ripianificano le ipotesi inziali tenendo conto delle variabili intervenute;
  • Riprogettare ciò che non ha funzionato, consolidare ciò che ha funzionato;
  • La riflessione può realizzarsi singolarmente (autoriflessione) o in coppia (eteroriflessione cooperativa). L’autoriflessione, supportata dalla documentazione, pone l’insegnante in una condizione di esplorazione di se stesso, rendendolo maggiormente consapevole delle proprie scelte e del loro effetto sulla classe. L’eteroriflessione è generalmente più feconda: lo scambio di punti di vista consente maggiore profondità e arricchimento professionale reciproco.

Il Progetto di R-A è radicato nella prassi: parte da una situazione concreta e i risultati incidono/modificano quella stessa situazione concreta. La R-A ha comunque un fine pubblico e deve prevedere una qualche forma di relazione/restituzione. Anche a tal fine è fondamentale, nell’intero processo, la sua DOCUMENTAZIONE.

b. Il Progetto di Ricerca-Azione nel D.M.984/17

Detto che la debolezza del Progetto di Ricerca-Azione del percorso annuale FIT discende dal fatto che esso rappresenta il residuo, monco, del Progetto di ricerca-azione biennale previsto dall’art.10, comma 2, del D.Lvo 59/17 - assai più articolato, con funzione eminentemente e dichiaratamente formativa, coerente con l’impianto complessivo del percorso triennale – appare utile collocare e interpretare le scarne coordinate operative fornite dal D.M. 984/17 con le indicazioni che derivano dalla letteratura sulla ricerca-azione. In particolare il D.M. 984/17, all’art.4 descrive nei termini seguenti la struttura del Progetto di ricerca-azione per il percorso annuale:

  1. analisi dei bisogni e delle esigenze di istruzione, formative ed educative sulla base dell’analisi del contesto scolastico; (RICOGNIZIONE)
  2. individuazione degli obiettivi e dei risultati di apprendimento, formativi ed educativi; (PIANIFICARE)
  3. pianificazione delle attività, dell’ambiente di apprendimento, della gestione del gruppo, delle scelte didattiche e degli studenti, in coerenza con assunti e teorie sul processo di insegnamento- apprendimento; (PIANIFICARE)
  4. realizzazione dell’attività progettata; (AGIRE)
  5. osservazione delle azioni e individuazione degli strumenti per monitorare in itinere e alla fine del processo di apprendimento; (OSSERVARE/MONITORARE)
  6. documentazione e riflessione professionale in relazione al percorso e alla valutazione dei risultati (RIFLETTERE/VALUTARE)

Appare con evidenza il riferimento implicito alla struttura del modello di Kemmis, come evidenziato tra parentesi. Ne conseguono le seguenti attenzioni/punti di interesse:

  • si tratta di un progetto autonomo. Non è quindi la “relazione finale” del passato né corrisponde alle attività di “progettazione didattica, attività didattiche e azioni di verifica” da documentare nel Portfolio professionale di cui all’art.7, lettera c), ovvero le attività di programmazione didattica “ordinaria” elencate più analiticamente nell’art.5, comma 32;
  • si tratta di un progetto fortemente contestualizzato (cfr art.4 comma 3: “Il progetto di ricerca-azione è coerente con l’assegnazione del docente alle classi, alle attività didattiche e al PTOF”), radicato nella situazione scolastica concreta, centrato sull’identificazione e formulazione di uno specifico e circoscritto problema – didattico, metodologico, relazionale, di apprendimento – sulla successiva elaborazione di un’ipotesi di intervento in vista del perseguimento di precisi obiettivi di miglioramento, sulla pianificazione di azioni che prevedano la modifica delle pratiche di insegnamento (organizzazione del setting, metodologie didattiche, tecnologie, contenuti, …), sulla successiva realizzazione di tali interventi, sulla contemporanea azione di osservazione e monitoraggio dei processi in atto e sulla riflessione conclusiva al fine di valutare gli esiti del processo intrapreso, anche al fine della successiva riprogettazione.
  • si tratta di un progetto che, come proprio dell’approccio metodologico della ricerca-azione, si propone l’obiettivo di produrre cambiamenti migliorativi nella pratica didattica attraverso l’attivazione della pratica autoriflessiva - ed eteroriflessiva con il contributo del Tutor - e di un habitus professionale metacognitivo permanente.
  • per queste ragioni è probabilmente auspicabile che l’attività di osservazione del Tutor si spenda, in tutto o in parte, nell’ambito del Progetto di Ricerca-Azione.

    La funzione del tutor


    Un fattore di particolare incertezza, nella gestione operativa del percorso annuale FIT da parte delle scuole, riguarda la funzione del Tutor le cui ormai consolidate prassi in relazione alle procedure di accompagnamento, supporto, scambio professionale tra pari e valutazione dei docenti neo-immessi in ruolo previste dal D.M. 850/15, sembrano essere riviste e rimodulate, almeno parzialmente, dal D.M. 984/17.

    Al fine di favorire la comprensione, e la gestione operativa, delle diverse funzioni attribuite al docente Tutor si fornisce, di seguito, una tabella sinottica di confronto delle caratteristiche professionali e delle funzioni tutoriali descritte dal D.M. 850/15 per i docenti neo-immessi e dal D.M. 984/17 per i docenti che svolgono il monoennio FIT:

    In generale, le differenze evidenziate tra il percorso di formazione e prova previsto dal D.M. 850/15 e il percorso annuale FIT, anche in riferimento al ruolo e alle azioni attribuite al docente Tutor, sono in gran parte ascrivibili al fatto che si tratta di due procedure concettualmente e funzionalmente assai diverse, pur con aspetti comuni e punti di contatto3.

    Il D.M. 984/17 attribuisce al percorso annuale FIT4 le stesse finalità previste per il terzo anno del percorso FIT , prevalentemente orientate alla verifica e valutazione di competenze per la formazione delle quali si rimanda ai due anni precedenti, non svolti, però, da chi è impegnato nel percorso annuale. La sottolineatura prevalentemente valutativa del terzo anno è ulteriormente confermata dal fatto che la pratica di osservazione, in classe a cura del Tutor scolastico per almeno 24 ore, per quanto finalizzata “al miglioramento delle pratiche didattiche e alla riflessione condivisa sugli aspetti salienti dell’azione di insegnamento”, è descritta nell’art.6 del D.M. 984/17, significativamente intitolato “Verifiche in itinere”. Per non dire della non ripetibilità del terzo anno FIT e del percorso annuale (art.10, comma 7)5.

    In sostanza, mentre il processo delineato dal D.M. 850/15 per i docenti neo-immessi in ruolo – per quanto gli obiettivi funzionali del periodo di formazione di prova siano descritti (cfr. art.1, comma 3) in modo assolutamente identico al D.M. 984/17 – sottolinea ed evidenzia prevalentemente l’aspetto “formativo” (l’inserimento guidato ed accogliente nella comunità professionale, la riflessione e il bilancio meta-professionale funzionale all’individuazione delle eventuali debolezze da compensare con l’attività formativa, la supervisione tutoriale, la formazione tra pari conseguente la pratica della reciproca osservazione, ecc.), il processo descritto dal D.M. 984/17 per i docenti impegnati nel monoennio FIT appare diverso: non essendo prevista un’esplicita e specifica attività formativa - che nell’insieme del percorso triennale si dà evidentemente per esaurita nel biennio precedente – risulta inevitabilmente più marcato l’aspetto puramente valutativo, nonostante che l’obiettivo della “verifica della padronanza degli standard professionali” nonché i criteri di valutazione degli stessi siano assolutamente comuni ad entrambi i percorsi (Cfr. D.M. 850/15, art.4 comma1 e D.M. 984/17 art.5 comma 1).

    Ne consegue che anche il profilo e la funzione del tutor dei docenti impegnati nel percorso annuale FIT appaia – e forse realmente sia – significativamente diversa da quella prevista dal D.M. 850/15, nonostante che, anche in questo caso, il profilo e la funzione del docente tutor sia descritto, almeno provvisoriamente, da una norma comune6.

    Ciononostante appare opportuno che, almeno nel primo anno di applicazione delle norme e delle prassi previste dal percorso annuale FIT, anche in attesa degli esiti del processo di revisione in corso del D.Lvo 59/17 e dell’intero percorso FIT7, le scuole assimilino operativamente il profilo e le funzioni del docente tutor del percorso annuale FIT a quello del tutor dei docenti neo-immessi del D.M. 850/15, pur nella consapevolezza, e nel rispetto, delle differenze operative evidenziate.


    Per saperne di più




    1. Il presente testo è pubblicato in allegato alla Nota 30250 del 7/11/’18 dell’USR Lombardia – Ufficio VII in http://usr.istruzione.lombardia.gov.it/20181107prot30250/
    2. Il docente redige, assistito dal tutor, la progettazione annuale, gli esiti di apprendimento attesi, le metodologie didattiche, le strategie inclusive per gli alunni e di sviluppo delle eccellenze, gli strumenti e i criteri di valutazione che costituiscono complessivamente gli obiettivi dell’azione didattica”.
    3. Il percorso di “formazione e prova” rimanda al periodo di formazione e di prova previsti dal T.U. D.Lvo 297/94 (periodo di prova: artt. 437, 438, 439; anno di formazione: art.440), parzialmente rivisto dalla L.107/15 (commi da 115 a 120), per i docenti vincitori di concorso ed è finalizzato alla “conferma in ruolo” del personale. Il percorso annuale FIT rappresenta la “disciplina transitoria” (D.Lvo 59/17, art. 17) – sostanzialmente finalizzata all’esaurimento delle graduatorie permanenti mediante lo scorrimento progressivo delle graduatorie di merito esito di una procedura concorsuale non selettiva - del nuovo ed organico sistema di formazione iniziale e accesso ai ruoli di docente nella scuola secondaria di I e II grado disegnato dal D.Lvo 59/17 in applicazione della delega prevista dalla L.107/15, comma 181 lettera b), attualmente in corso di revisione.
    4. Identica e comune è la finalità attribuita ad entrambi (D.M. 984/17, art.3, comma 1): “verificare le competenze professionali del docente, osservate nell’azione didattica svolta nelle classi e nelle attività ad essa preordinate e ad essa strumentali, nonché nelle dinamiche organizzative dell’istituzione scolastica sede di servizio”.
    5. La Legge 145 del 30/12/18 (Legge di Bilancio 2019), comma 795, ha modificato quanto normato dal D.Lvo 59/17 prevedendo “la possibilità di reiterare per una sola volta il percorso annuale ivi disciplinato”.
    6. L'art.12 del D.M. 850/15, in particolare nel comma 4: ”Il docente tutor accoglie il neo-assunto nella comunità professionale, favorisce la sua partecipazione ai diversi momenti della vita collegiale della scuola ed esercita ogni utile forma di ascolto, consulenza e collaborazione per migliorare la qualità e l’efficacia dell’insegnamento”. In relazione al percorso FIT tale riferimento normativo – e quindi operativo e funzionale – è provvisorio e transitorio applicandosi (vedi D.M.984, art.8, comma1) “nelle more dell’adozione” dell’art.12 comma 1 del D.Lvo 59/17.
    7. La Legge 145 del 30/12/18 (Legge di Bilancio 2019), comma 792, ha radicalmente riscritto il D.Lvo 59/17 cancellando il percorso triennale FIT e con esso quello annuale che, pertanto, dovrebbe svolgersi con le modalità illustrate e discusse nel presente articolo nel solo anno scolastico corrente.