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30/12/2021
Approfondimento

Il Bilancio di competenze

Origine

La metodologia del Bilancio di competenze nasce in Canada, ma si sviluppa e si diffonde principalmente in Francia, dove viene approvata la Legge 91/1405 del 31 dicembre 1991, che fissa gli obiettivi e regola i tempi e le modalità di svolgimento dei percorsi di bilancio.

Secondo il documento tecnico predisposto da ISFOL (Area politiche per l’orientamento) “Il Bilancio di Competenze è una metodologia di intervento e di consulenza di processo in ambito lavorativo e nell'orientamento professionale per adulti. È un percorso volontario, anche laddove viene sollecitato dall'azienda, che mira a promuovere la riflessione e l'auto-riconoscimento delle competenze acquisite nei diversi contesti di vita al fine di renderne possibile la trasferibilità e la spendibilità nella ridefinizione e riprogettazione del proprio percorso formativo-lavorativo. Durante questo processo il beneficiario dell'intervento, con il supporto del consulente, mette a punto un progetto che consente di:

·      elaborare una strategia d'azione;

·      accompagnare un'eventuale mobilità esterna o interna alla propria organizzazione;

·      definire un percorso di formazione per sviluppare nuove competenze”[2].

Si tratta dunque di uno strumento che favorisce a un tempo la dimensione personale dell’individuo verso una migliore conoscenza delle competenze acquisite e una maggiore responsabilizzazione rispetto alla propria evoluzione professionale, e, dall’altra parte, costituisce una risorsa per l’organizzazione cui il professionista appartiene, in quanto consente di comprendere le competenze professionali esistenti al proprio interno e quindi di valorizzare maggiormente le risorse e le potenzialità di ciascuno.

In Italia l'interesse per il Bilancio di Competenze è testimoniato a partire dalla metà degli anni ’90 con la messa in opera di diverse sperimentazioni, soprattutto all’interno del mercato del lavoro e nei conseguenti processi di riforma dei servizi per l'impiego, sempre più chiamati a proporre azioni che favoriscano l’attuazione delle politiche attive del lavoro.


Il Bilancio di competenze nella formazione Neoassunti 

La riformulazione della formazione prevista per l’anno di prova, avvenuta nell’a.s. 2014/2015 e consolidata col modello definito dal DM850/2015, è stata guidata da una visione integrata, secondo la quale il docente è un professionista riflessivo e il percorso della formazione dei neoassunti costituisce un tassello di una traiettoria già avviata, che verrà sviluppata negli anni successivi di servizio. Questa visione si sposa con quanto emerso dalle ricerche europee[3] circa la necessità di rendere coerente e continua la formazione degli insegnanti: da quella iniziale, a quella in ingresso fino a quella in servizio.

Da un gruppo di ricerca guidato dal Ministero e composto da personale di ricerca di Indire e dell'Università degli Studi di Macerata[4] nasce uno strumento appositamente messo a punto che, prendendo a modello i profili di competenze usati in nazioni diverse (Francia, Référentiel; Québec, MEQ; Inghilterra, Teachers Standards) possa essere adattato alla formazione iniziale dei docenti neoimmessi in ruolo nel contesto italiano.

Il Bilancio di competenze è stato impiegato per la prima volta su larga scala nella formazione neoassunti 2014/2015 per i docenti in anno di formazione e prova (C.M. 6768/2015); nel primo anno di sperimentazione è stato proposto come momento di chiusura del percorso per aprire a un rilancio più consapevole della traiettoria auto-progettuale. Nell’edizione del successivo anno, invece, il 2015/2016, grazie a una maggiore distensione dei tempi previsti (da ottobre a giugno), il Bilancio di competenze ha costituito l’apertura e la chiusura del percorso formativo: in fase iniziale con lo scopo di aiutare a definire “lo stato dell’arte” delle competenze individuali e focalizzare gli aspetti di cui aver cura nel percorso attraverso la stesura del Patto formativo (scelta di frequentare specifici laboratori e tipologia di attività da svolgere con il tutor); mentre in fase finale con la funzione di osservare i cambiamenti, anche micro, sui focus individuati nel Patto formativo.

Lo spirito complessivo che anima il Bilancio di competenze pensato per i docenti neoassunti consiste nell’obiettivo di valorizzare l’esistente, potenziando l’intenzionalità personale dell’insegnante verso il miglioramento.


Il Bilancio di competenze in pratica

Il Bilancio è definito da tre Aree di competenza che riprendono la formulazione nazionale dei traguardi da raggiungere nella formazione degli insegnanti inserita nella legge 249/2010[5]. Le tre aree di competenza sono: Area Didattica, Area Organizzativa e Area relativa alla cura della Formazione continua. Pur se quest’ultima potrebbe essere considerata come requisito necessario o trasversale alle prime due, l’averla resa autonoma ha avuto lo scopo di renderla oggetto di attenzione specifica utile alla costruzione professionale. Ciascuna delle tre Aree di competenza è suddivisa in famiglie di competenze (3 o 4 per Area) che permettono di tratteggiare in modo più esplicito le azioni del docente. Ogni famiglia di competenze è inoltre abbinata a una serie di domande guida formulate per aiutare il docente a ripensare la personale esperienza lavorativa.

AREA DELLE COMPETENZE RELATIVE ALL’INSEGNAMENTO (Didattica)

 

AREA DELLE COMPETENZE RELATIVE ALLA PARTECIPAZIONE ALLA VITA DELLA PROPRIA SCUOLA (Organizzazione)

 

3. AREA DELLE COMPETENZE RELATIVE ALLA PROPRIA FORMAZIONE (Professionalità)

 

a) Organizzare situazioni di apprendimento

b) Osservare e valutare gli allievi secondo un approccio formativo

c) Coinvolgere gli allievi nel processo di apprendimento

d) Lavorare in gruppo tra docenti

e) Partecipare alla gestione della scuola

f) Informare e coinvolgere i genitori

g) Affrontare i doveri e i problemi etici della professione

h) Servirsi delle nuove tecnologie per le attività progettuali, organizzative e formative

i) Curare la propria formazione continua

Il percorso di Bilancio è dunque essenzialmente auto-valutativo, ma viene accompagnato dal “supporto di un consulente”, ovvero da un “altro” che aiuta il soggetto attraverso domande, osservazioni, dubbi condivisi. Il “consulente” non valuta né certifica le competenze, ma aiuta la persona a ricostruirle, identificarle, esplicitarle, valorizzarle, documentarle, ripensarle. Nel caso dei neoassunti questo ruolo è esercitato dal tutor accogliente che può supportare a rivedere le esperienze passate, mettere a fuoco interessi e motivazioni, nonché assistere il docente per difficoltà e incertezze.

La realizzazione del Bilancio di competenze è sicuramente impegnativa, richiede un tempo disteso e un saper fare riferimento a situazioni, ad evidenze che possano essere mostrate anche ad altri, per supportare la sintesi elaborata al termine dell’analisi. Se realizzato in modo accurato il Bilancio di competenze può favorire, all’interno del percorso formativo dei neoassunti, tre azioni:

1.    la focalizzazione sugli aspetti di competenza che il neoassunto vuole monitorare insieme al tutor;

2.    la definizione e la selezione di artefatti da raccogliere per documentare: quanto più è chiaro il focus, il problema da approfondire, tanto più è agevole raccogliere le informazioni specifiche;

3.    la riflessione e il confronto tra le problematiche o elementi chiave scelti dal neoassunto con quanto osservato dal tutor.


Dal Bilancio di competenze agli Standard professionali

Il Bilancio di competenze e il modello di portfolio digitale redatto dai neoassunti nel corso del loro anno di prova sono stati infine il punto di riferimento per la proposta di standard professionali, così come è stata formulata dai gruppi di lavoro costituiti dal Ministero (D.D.G. prot.n. 941 del 21.09.2017) per accompagnare e arricchire la riflessione sullo sviluppo della professionalità docente. Invitiamo tutti i docenti a consultare questo utile e importante documento dal titolo Sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio documenti di lavoro[6].

All’interno di questa riflessione il Bilancio di competenze è orientato alla valorizzazione qualitativa della biografia professionale di ciascun docente e risulta utile perché “rimette al centro le persone”, riconsegnando a ciascuna di esse la possibilità e la responsabilità della propria progettazione professionale ed esistenziale (p.5). Il Bilancio di competenze potrebbe quindi costituire un dispositivo efficace per tutti gli insegnanti durante tutto l’arco della loro carriera. Il docente potrebbe implementare il Bilancio di competenze e provvedere al suo aggiornamento in qualsiasi momento in un’ottica di aggiornamento e formazione continua per valorizzare non solo gli elementi visibili della sua professione, ma anche tutti quegli aspetti invisibili, che pure determinano il proprio modo di insegnare e contribuire alla comunità scolastica.

 
Per approfondimenti

  • Commissione europea/EACEA/Eurydice, 2015, La professione docente in Europa: pratiche, percezioni e politiche. Rapporto Eurydice, Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni ufficiali dell’Unione europea.


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[1] Il presente approfondimento costituisce una sintetica rielaborazione dell’articolo di P. Magnoler, G.R. Mangione, M.C. Pettenati, A. Rosa, P.G. Rossi, Il Bilancio delle Competenze nella formazione dei Neoassunti 2014/2015

[2] ISFOL, Documento tecnico sul Bilancio di Competenze, p. 6.

[3] Rapporto Eurydice (2015), La professione docente in Europa: pratiche, percezioni e politiche. Rapporto Eurydice

[4] Lorella Giannandrea - Università di Macerata Patrizia Magnoler - Università di Macerata; Giuseppina Rita Mangione - INDIRE (Napoli); Maria Chiara Pettenati - INDIRE (Firenze); Alessia Rosa - INDIRE (Torino); Pier Giuseppe Rossi - Università di Macerata.

[5] Decreto 10 settembre 2010, n. 249

[6] Sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio. Documenti di lavoro.

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